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Specializzazioni mediche: intervista all'Avv. Michele Bonetti

by Giornalista Roberta Nardi on14 Maggio 2015

Pubblichiamo l'intervista all'Avv. Michele Bonetti, fatta all'indomani dell'annuncio della trasposizione da parte del Ministro al Senato. Oggi siamo alla vigilia della manifestazione del 14 maggio, sotto al MIUR per protestare attivamente contro la situazione delle specializzazioni mediche.
Ecco le parole dell'Avv. Bonetti sui vari aspetti della vicenda.

Avv. Bonetti questo processo sul concorso delle specializzazioni è diventato una vera “guerra”?

Il conflitto è molto aspro, ma da parte mia, della FP CGIL Medici, del Coordinamento e di tutto il movimento, il confronto, per quanto duro, rimane però ancorato a dei canoni di correttezza. La sostanza dei messaggi e delle azioni che vengono inoltrate possono apparire dai contenuti forti, ma rifiutiamo di passare a contenuti di natura offensiva e violenta che, oltre che ingiusti e illegittimi, rischierebbero di svilire tutto il nostro movimento che non è solo di natura giuridica, ma porta avanti una battaglia sociale. È giunto il momento di mettere tutte le risorse in campo e di finirla con protagonismi, inutili divisioni e sterili polemiche, il 14 maggio dinanzi al Miur sarà un passaggio decisivo, non solo per i ricorsi. La battaglia è ancora aperta e ci saranno altre sorprese.

Mozioni di sfiducia al Governo, interrogazioni parlamentari e tanto altro. Avv.to Bonetti, ci faccia una breve panoramica su quello che si sta verificando a livello politico e giuridico attorno alla vicenda del concorso delle specializzazioni mediche?

Tutto nasce dalla mancata immatricolazione dei cosiddetti “300 Spartani”, 300 medici ricorrenti che hanno adito direttamente il Consiglio di Stato con un ricorso straordinario, a seguito di un concorso in cui hanno per errore invertito le buste dei test, dando agli uni i quesiti degli altri. È come se ad un avvocato penalista facessero un test di diritto civile e viceversa. A ciò si è aggiunto che, in alcune aule, i computer, tramite i quali si rispondeva alle domande, erano collegati all’esterno con la rete internet e che in alcune sedi le prove iniziavano dopo le altre. Commissari compiacenti hanno permesso copiature, utilizzo di sistemi informatici e soprattutto, ciliegina sulla torta, la manomissione a livello informatico di dodicimila compiti che ha portato il Consiglio di Stato ad accogliere le richieste di 300 ricorrenti.

Però in un primo momento non vi erano state mozioni di sfiducia e il problema sembrava risolto dopo le pronunce negative del Tar?

Fino a quando non si è riaccesa la miccia dopo le vittorie al Consiglio di Stato che hanno spianato la via al cambiamento giurisprudenziale a tutto l’accesso post lauream! Il ricorso straordinario è stata una mossa che ha portato in tempi rapidi, e in completo silenzio, ad un precedente autorevole che ha scombussolato tutti gli equilibri in campo. Ma oltre un mese dopo  il Governo non ha immatricolato questi giovani medici.

L’inottemperanza ad un provvedimento dell’autorità giudiziaria, nonché l’omissione di atti d’ufficio, imputabile ai dirigenti ministeriali che non danno disposizioni per le immatricolazioni, hanno determinato l’ennesimo vulnus istituzionale che è riuscito a mettere d’accordo tutte le forze politiche parlamentari. Infatti dal Movimento 5 Stelle, a SEL, a Forza Italia e Lega Nord sono state depositate mozioni di sfiducia, interrogazioni parlamentari e question time.

Dagli atti della Camera online risultano altresì interrogazioni parlamentari del Partito Democratico che su questa vicenda inizia a mostrare le prime aperture con deputati di rilievo nazionale.

Riprendendo il trend mediatico dello stesso Coordinamento Mondo Medico, questi ultimi avvenimenti, insieme alla manifestazione del 14 maggio, saranno il quinto e, forse uno dei decisivi, round. La mossa della trasposizione che riporta le cause nuovamente al Tar dove i ricorsi sono rigettati non è il gong finale.

Quale sarà secondo lei il passaggio determinante?

Penso che sarà determinante la manifestazione del 14 maggio mattina sotto il Ministero. L’ultima mobilitazione ha visto pochissime organizzazioni in campo e una bassa partecipazione;ma oggi lo scenario è cambiato ed è intervenuta nel mondo medico una nuova rivoluzione gentile. Piaccia o non piaccia, dopo la nascita di Coordinamento Mondo Medico, il problema dell’apertura radicale del mondo delle specializzazioni è tornato alla ribalta, cambiando in senso migliorativo le posizioni di tutte le forze politiche e associative. Il 14 mi aspetto che la parte migliore di tutto il mondo medico aderisca: sostenere la manifestazione vuol dire provare per la prima volta a realizzare veramente un modello a cilindro, dove a chi entra deve essere garantito il diritto a proseguire negli studi senza essere bloccato con una laurea a metà.Dove arriveremo se ad ogni concorso gli esclusi saranno superiori alle sei mila unità? Oggi un Dottore su due rimane fuori, con tempo il rapporto arriverà ad essere di uno su dieci, insomma sta nascendo un nuovo numero chiuso alla coda con scuole private e tanto altro. L’imbuto si restringerà sino a giungere ad una esplosione sociale.

Il Ministro Giannini ha infatti risposto al Senato della Repubblica, annunciando che trasporrà tutte le cause riportando i ricorsi al Tar che li rigetta e che non immatricolerà i 300 Spartani sostenuti dalla FP CGIL Medici? È già avvenuta la trasposizione?

È già stata notificata la prima trasposizione su uno dei gruppi di ricorrenti più numerosi. La notifica è intervenuta l’ultimo giorno utile, attivata a nome di solo due Università ancora nei termini, Parma e Bologna. Molti Dottori avevano già rinunciato a lavori, affittato case e preso accordi economici.

Le tranches dei 300 Spartani sono però diverse. E’ facoltà del Ministero proporre ancora la trasposizione e, in tal caso, il rischio che “dalla breccia nelle mura si sgretoli il castello” è altissimo. Insomma non abbiamo ancora perso e giocheremo la partita sino all’ultimo frammento di cuore.

In merito al mancato rispetto del principio dell’alternatività di “alcuni” ricorsi riferito dal Ministro sono convinto della fondatezza di tutti i miei ricorsi, diversi tra loro e ove si impugnano anche atti ulteriori o si propongono azioni differenti.

In ogni caso non c’è un problema di correttezza dell’azione poiché al Tar è ormai notorio che i ricorsi non passano e che comunque bisognerà ritornare dallo stesso Consiglio di Stato per avere Giustizia.

Per ora dobbiamo prima capire quando e se trasporranno tutte le cause al Tar e se le stesse trasposizioni siano ammissibili; poi mi pronuncerò definitivamente.

Il mio obiettivo è e rimane dimostrare la fragilità e la contraddittorietà del sistema, portandolo verso l’apertura.

Cosa è emerso nell’incontro tra il Coordinamento Mondo Medico e il Ministero? E Voi non vi ponete il problema dal punto di vista economico di tutte queste borse di studio da pagare?

La delegazione del Coordinamento, da quello che emerge dai vari resoconti, ha richiesto l’immatricolazione di tutti i ricorrenti. Riferire da parte delle Istituzioni che il problema è solamente economico è inesatto, essendovi semplicemente una volontà politica di investire in determinati settori rispetto ad altri. Faccio una provocazione: la spesa pubblica dei famosi 80euro in busta paga dimostra, e lo dico senza polemica, che non è che i fondi non vi siano, ma che vi è la volontà politica di puntare su un settore al posto di un altro. Mi rendo conto di rischiare di scendere in discorsi demagogici, ma il Nostro è il Paese che acquista gli F35 e dei tanti altri sprechi. Del resto, una delle due principali e migliori “mosse” da parte del Ministero sulla scacchiera, oltre alla pubblicazione immediata della graduatoria che ha spaccato in due i ricorrenti tra chi era entrato e chi no, è stata l’annuncio del nuovo bando che, da quanto emerso, potrebbe sempre riguardare 6.000 e passa borse. Pensare al nuovo bando, quando le graduatorie sono in corso e dopo che l’ultimo bando era uscito dopo quasi 2 anni, vuol dire che i soldi ci sono.

Insomma Lei dice: i soldi ci sono e ognuno si prenda le sue responsabilità. Ma allora perché fare subito il nuovo bando per altri posti?

Il nuovo bando è stato annunciato dal Ministero il 28 febbraio, a scorrimenti ancora in corso. Ben vengano i nuovi bandi, ma è chiaro che con questa mossa si mira a indebolire sempre di più i ricorsi,mantenendo strutturalmente il concetto dell’imbuto nella formazione. Insomma, si scelgono sempre 6.000 borse mentre il numero d’accesso annuale degli studenti di medicina è di 10.000.

Avv. Bonetti,ma un conto sono 300 borse, un conto 10.000. Come pensa si possa coprire questa spesa per la formazione e lo studio di tutti?

Sono e rimango un uomo pratico; l’alternativa alla non apertura economica sulle borse,che a mio avviso non avviene per ingiusti e falsi motivi ideologici ed economici,può essere quella individuata dal Consiglio di Stato sulle borse di medicina generale, ovvero la possibilità di immediato ingresso in sovrannumero nei reparti, posticipando alla conclusione del giudizio al Tar la corresponsione delle borse di studio.

So di essere impopolare e che potrei pormi in contrapposizione con lo stesso Coordinamento Mondo Medico nell’avanzare un’ipotesi del genere, ma è l’inizio di una discussione politica dalla quale potrebbero svilupparsi soluzioni molteplici.

Nell’immediato vedo come un buon compromesso la corresponsione parziale delle borse di studio a tutti i ricorrenti, con pagamento integrale al momento del giudizio, e la caducazione di tutti i vincoli normativi che impediscono, con l’accesso in specialità, lo svolgimento di altri lavori.

Certo non tutti i suoi ricorrenti non ammessi prenderanno “bene” la soluzione di lavorare a metà stipendio ricevendo l’altra metà dopo mesi e mesi.

Hanno tutti le loro giustissime ragioni. Ma in questo momento, chi non “entra”, o va all’estero o entrerà all’interno di un circuito di nuove forme di precariato delle professioni, da cui pian piano potrà attingere sempre più il settore privato, nell’ottica della progressiva distruzione di quel poco di Stato Sociale che rimane nell’Istruzione e nella Sanità.

Numero chiuso e mondo delle specializzazioni?

È in tutto il contesto che ho descritto che si inseriscono i numeri chiusi, dall’accesso all’università al mondo della formazione e del lavoro. Del resto solo tramite la chiusura si possono generare la conflittualità e la rivalità anche tra gli esclusi, che spesso sfociano nelle cosiddette “lotte tra poveri” che toccano tutti i problemi del nostro Paese, dal lavoro, allo studio, sino all’immigrazione. Il tutto viene posto in essere mediante una politica di rabbia e di odio, più che amplificabile nella società della rete che frappone schermi ai rapporti umani.

Insomma si verifica tutto il contrario di quello che rappresenta la figura del medico, ovvero l’essenza della solidarietà e dell’umanità; bisogna recuperare la funzione sociale delle Professioni portate per definizione alla difesa dei più deboli e all’aiuto del prossimo, dal malato al bisognoso.

Oggi ho letto sulla stampa che alcune strutture, che fanno comunque ricorso, inoltrano lettere aperte dando la disponibilità a collaborare con il Ministero per un test più “legale”. Non è questo il punto; un professionista dopo una laurea ha diritto alla formazione e non può essere sottoposto ad un test; questa è la differenza radicale tra il Coordinamento Mondo Medico e le varie forze in campo.Personalmente penso che bisogna invertire gli schemi, rivoluzionare un sistema chiuso che ha fallito generando precarietà e povertà da un lato e ormai una “Super casta” dall’altro, che non corrisponde neanche più al figlio del medico e che concentra in modo inaudito le ricchezze nelle mani di pochi.

Un tempo, su tutti questi temi, la facoltà di medicina era all’avanguardia.Dal punto di vista scientifico in poi; non erano pochi coloro che avanzavano anche una spiegazione sociale della stessa malattia; ma ancorare la trasmissione del sapere ad un arido calcolo economico dei posti ha invertito ogni fenomeno di crescita, generando una progressiva crisi al ribasso che al massimo può puntare al consolidamento dello status quo e che non esce dallo schema della programmazione.

Bisogna tornare ad investire nell’Istruzione e nella Sanità, ancorando i finanziamenti non al numero dei posti di lavoro, ma alle nuove e migliori idee e progetti, in termini non solo scientifici ma anche umani, affinché si possano generare nuovi scenari di lavoro per tutti.

Solo in tal modo possono essere ricostruiti dei nuovi ponti sociali, arginando l’indifferenza e l’odio della chiusura a favore di un nuovo concetto di solidarietà.

Ultima modifica il 17 Maggio 2015