Pubblicato in Altri diritti

Aiuti di Stato: Europa 2020 e il nuovo Regolamento Generale di Esenzione per Categoria n. 651/2014

by Dott.ssa Cinzia Savarino on10 Maggio 2015

Tra marzo e aprile 2015, il Dipartimento delle politiche europee del Consiglio dei Ministri[1] ha organizzato una serie di incontri formativi relativi all’applicazione del nuovo RGEC n. 651/2014 [2], entrato in vigore il 1° luglio, 

che ha dichiarato compatibili con il mercato interno alcune categorie di aiuti di Stato, e che sostituisce il precedente Regolamento n. 800/2008 collocandosi nel processo SAM[3] di modernizzazione degli aiuti di Stato, che rientra a sua volta nel più ampio progetto Europa 2020.[4]

Europa 2020 considera il mercato interno la principale risorsa per favorire una crescita sostenibile volta ad affrontare il momento di crisi che stanno attraversando le economie europee. Due gli strumenti chiave: una regolamentazione strutturata e organica volta a creare un mercato integrato, e una politica di concorrenza atta a garantire il funzionamento del mercato interno e ad evitare che questo venga falsato da pratiche anticoncorrenziali poste in essere dalle imprese o dagli Stati membri. La concorrenza rappresenta, difatti, uno dei principali motori della crescita: incita le imprese ad entrare nei mercati migliorandone la produttività e la competitività in un contesto globale.

Più nello specifico gli obiettivi della SAM sono riconducibili alla volontà di incentivare la crescita di un mercato interno competitivo e dinamico, assicurare una robusta disciplina degli aiuti di Stato in grado di favorire la politica dei c.d. “aiuti buoni” - direttamente collegati agli obiettivi di Europa 2020 e finalizzati a rettificare i fallimenti del mercato – infine, razionalizzare il processo decisionale della Commissione dando priorità allo studio dei casi con il maggior impatto economico sul mercato interno. Come chiaramente emerge dagli obiettivi, nella stesura del nuovo Regolamento si è tenuto in conto di vari fattori, come ad esempio l’impatto della crisi e le conseguenti politiche socio-economiche poste in essere dall’Unione Europea, ed i problemi di attuazione del precedente Regolamento 800/2008.

Il controllo degli aiuti di Stato si colloca in quest’ottica in una posizione di privilegio tenuto conto del ruolo fondamentale che quest’ultimi svolgono a favore dello sviluppo, e cioè “dando un contributo attivo e costruttivo agli obiettivi di Europa 2020 stimolando e sostenendo le iniziative riguardanti tecnologie più innovative, più efficienti e più verdi e agevolando parallelamente l’accesso al sostegno pubblico per gli investimenti, al capitale di rischio e ai finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo”.[5]

Le principali novità introdotte dal nuovo RGEC n. 651/2014 consistono a) nell’adozione di 27 nuove misure per un totale di 43 categorie esenti dall’ obbligo di notifica alla Commissione[6]; b) nell’aumento del massimale delle soglie di notifica previste ex art. 4, gli Stati membri possono, infatti, concedere aiuti più ingenti attraverso condizioni di ammissibilità più flessibili ed importi più elevati[7]; c) nella semplificazione delle regole da applicare alle misure esenti anche grazie alla partecipazione attiva da parte degli Stati membri alle consultazioni; ed infine d) nella fissazione di nuove regole[8] per evitare l’abuso del RGEC ed impedire di ricadere nella logica di aiuti inefficienti ed inefficaci.

Un elemento dalla portata sicuramente innovativa riguarda il controllo operato da parte della Commissione. Ex art. 108 TFUE, infatti, è previsto un controllo preventivo di ogni misura notificata dagli Stati membri. Secondo il nuovo RGEC, invece, le misure sono esenti da notifica previa, e quindi dal controllo da parte della Commissione, quando sono rispettate tutte le condizioni presenti all’interno del regolamento stesso. L’estensione degli ambiti di esenzione dall’obbligo di notifica preventiva va di pari passo con le opportune misure di salvaguardia finalizzate a preservare la concorrenza nel mercato unico. Si presume, infatti, la correttezza ex ante delle misure adottate dagli Stati membri in osservanza di quanto stabilito nel Regolamento, e si prevede un controllo da parte della Commissione solo successivo all’emanazione dell’aiuto, e cioè un controllo ex post. I motivi sono due: da una parte la volontà di incentivare una stretta e leale collaborazione fra Commissione e Stati membri, i quali, si presuppone, abbiano acquisito negli anni una certa dimestichezza con la disciplina degli aiuti di Stato, tale da consentirgli di essere in grado di immettere sul mercato misure che rispettino le soglie massime consentite, dall’altra cercare di snellire il lavoro della Commissione in fase di analisi preliminare limitando i controlli ex ante solo a quelle questioni di maggiore interesse che possano in maniera incisiva falsare la concorrenza fra gli operatori economici e alterare le condizioni del mercato interno. In ordine a quanto sin ora detto, gli Stati membri hanno l’obbligo di porre in essere procedimenti amministrativi adeguati alla gestione del RGEC, e alla Commissione è, in ogni caso, riservato il potere di sospenderne o revocarne il beneficio. Il controllo ex post permette quindi di accorciare notevolmente il tempo di reazione della Commissione per consentire l’adozione di misure rilevanti in tempi relativamente brevi e di concentrare l’attenzione solo sui casi che possano andare a ledere in concreto il principio di leale concorrenza.[9]

La logica del controllo ex post trova la sua base giuridica nell’obbligo di trasparenza disciplinato all’art. 5 del Regolamento, secondo il quale l’ammontare dell’aiuto deve essere calcolabile e calcolato prima dell’emanazione dell’aiuto stesso, nel rispetto delle soglie massime previste nell’ambito di sovvenzioni, prestiti, garanzie e agevolazioni fiscali. Lo scopo è quello di rendere autonomi gli Stati membri nella gestione delle risorse statali nel rispetto della disciplina comunitaria, migliorando l’amministrazione della spesa pubblica sotto forma di aiuti di Stato rendendola più efficace ed in grado di stimolare una maggiore crescita economica. Sulla base di questo potenziale divenire, la Commissione ha stimato che, secondo quanto stabilito nei rapporti del 2012, circa i ¾ degli aiuti attuali e circa i 2/3 degli importi saranno esentati dall’obbligo di notifica previa ai sensi del regolamento. Ulteriori misure potrebbero essere esentate se gli Stati membri sfrutteranno in modo intelligente le opportunità offerte dal regolamento, progettando i loro regimi di aiuti in modo da soddisfare le condizioni richieste. È possibile prevedere una riduzione degli oneri amministrativi grazie a obblighi di notifica minori solo se questi sono accompagnati da un maggiore impegno e dal rispetto delle norme da parte delle autorità nazionali.

Una delle maggiori aspettative risiede nel calo significativo della possibilità di provocare indebite distorsioni della concorrenza nel mercato unico, e di aumentare la certezza giuridica per i beneficiari degli aiuti, i veri soggetti colpiti dalla violazione della disciplina comunitaria da parte degli Stati membri e/o delle entità sub-statali.[10]

La figura del beneficiario è poi alla base dell’art. 6 che stabilisce l’effetto di incentivazione, uno dei principali pilastri della disciplina degli aiuti di Stato. Il suo obiettivo è quello di stimolare i potenziali beneficiari ad intraprendere attività economiche che altrimenti non avrebbero intrapreso in assenza della concessione dell’aiuto. Anche in questo caso vale l’obbligo di trasparenza ex art. 5, per il quale la richiesta di concessione dell’aiuto di Stato deve essere avanzata prima dell’inizio dell’attività. Nel caso delle PMI questa condizione è un obbligo formale, mentre per le grandi imprese, oltre all’obbligo formale, sono richiesti anche obblighi sostanziali ad hoc[11] al fine di dimostrare che senza la concessione dell’aiuto l’impresa avrebbe fatto un investimento minore. Vi sono tuttavia delle eccezioni all’effetto di incentivazione, per esempio nel caso in cui un’impresa abbia riscontrato dei danni in seguito a calamità naturali e abbia chiesto la concessione di aiuti per ricostruire le aree danneggiate. In questo caso l’effetto di incentivazione non ha valore e si concederà l’aiuto fino al raggiungimento dell’ammontare dei danni subiti. Al contrario, gli aiuti di Stato che non hanno alcun effetto incentivante, e che non sono giustificati da eccezioni, non solo costituiscono uno spreco di risorse pubbliche, ma rappresentano anche un freno alla crescita in quanto peggiorano le condizioni di concorrenza del mercato.

Altra novità rilevante ai fini della trasparenza è costituita  dall’art. 9 che stabilisce l’obbligo di pubblicazione a livello regionale o nazionale di informazioni sintetiche, anche relative al fondamento giuridico di ciascun regime di aiuti adottato, entro 6 mesi dalla concessione (1 anno per i regimi di aiuti che comprendono agevolazioni fiscali).

Dall’analisi delle principali novità introdotte dal nuovo RGEC emergono quelli che sono gli obiettivi del processo di modernizzazione degli aiuti di Stato, e cioè limitare l’alterazione degli equilibri concorrenziali del mercato interno attraverso una stretta collaborazione fra Stati membri e Commissione europea, cercando di sensibilizzare l’uso corretto delle risorse statali al fine di emettere “aiuti buoni” capaci di contribuire alla crescita dell’economia comune. In quest’ottica, il controllo ex post da parte della Commissione e l’obbligo di trasparenza svolgono un ruolo chiave: da una parte, infatti, tendono a responsabilizzare gli Stati membri ad emettere misure conformi a quanto stabilito dalla normativa comunitaria, dall’altra creano una sorta di rete comunicativa che, se rispettata, potrà consentire considerevoli miglioramenti nelle economie nazionali.


[5]Comunicazione della Commissione "Europa 2020 - Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva", COM(2010) 2020 definitivo del 3.3.2010, pag. 20

[6]Alcune novità sono rappresentate dagli aiuti alle infrastrutture locali, a banda larga, ricerca e energia, poli di innovazione, fondi di sviluppo urbano regionale, preservazione della cultura e del patrimonio, opere audiovisive, infrastrutture sportive e ricreative, nonché aiuti per catastrofi naturali.

[7] La soglia di notifica è maggiorata del 30% rispetto al precedente Regolamento 800/2008, ed è previsto un aumento dei massimali di intensità di aiuto per vari tipi di attività (ad esempio, gli aiuti agli investimenti per la protezione ambientale: il 75% degli aiuti potranno essere adottati senza notificazione previa alla Commissione).

[8] Le c.d. salvaguardie.

[9]Esiste una significativa eccezione alla pratica del controllo ex post e riguarda quei regimi di aiuti la cui dotazione di bilancio annuale sia maggiore a  Euro 150 milioni. In questo caso la valutazione ex ante è fondamentale in ordine alla possibile introduzione della misura all’ inizio, considerare quali sono le aspettative in termini di beneficio, di impatto sull’ economia dei territori e nei settori in cui si va a intervenire. Questa valutazione ex ante deve essere presentata alla Commissione che a sua volta deve procedere alla sua analisi ed emettere una decisione.

[10] Artt. 107-109 TFUE

[11] Quali ad esempio la dimostrazione dell’ aumento della portata del progetto, della spesa o della riduzione dei tempi di esecuzione del progetto stesso.

Ultima modifica il 10 Maggio 2015